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la testa del filosofo di Porticello
Nel 1969, a Porticello, fu fatta una scoperta eccezionale: fu rinvenuto il
relitto di una nave della fine del V a.C., con il relativo carico di
numerose anfore, di parti di ancore di piombo, di frammenti di grandi
statue di
bronzo.
Vi erano anfore greche e puniche, parti di ancora, un lingotto in piombo,
due lucerne a vernice nera, una oinochoe (vaso per lo più da vino), un
piatto, parti di legno e rivestimenti in piombo di una nave, e molti
frammenti di statue in bronzo tra i quali una splendida testa, ritratto
di un uomo anziano barbuto, raffigurante forse un sovrano (metý V a.C.).
I ritrovati appartenevano certamente ad una nave del IV sec. a. C. la
quale appariva adibita al trasporto di derrate ma anche al trasferimento
di oggetti d’arte prodotti in Grecia: resti di due statue di atleti rudi e
una statua di un vecchio barbato, quasi sicuramente di un “filosofo”
conservata in vari frammenti, cui era da attribuirsi la testa,
caratterizzata di particolari di un ritratto greco della fine del secolo
precedente.
La nave giaceva su un basso fondale di circa 30-35 metri, era lunga circa
15 metri ed era costruita con la tecnica “a conchiglia” con copertura di
piombo. Il carico originario era costituito da cifra 250 anfore (in gran
parte sottratte dai clandestini) di nove tipi identificabili greci e
cartaginesi, di lingotti di piombo e di pani di argento, oltre che di
oggetti d’arte tra i quali le statue di bronzo. I marinai della nave integravano la loro dieta con la pesca, come
testimoniano le bobine di legno e i piombini per le lenze, rinvenuti in
abbondanza.
La testa del filosofo di Porticello è esposta al museo Nazionale di Reggio
Calabria, e rappresenta dopo i bronzi di Riace, il pezzo più importante
dei reperti archeologici ivi presenti.
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