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Allo stato
della tecnica al momento del concorso, Nervi riteneva che sarebbe
stato ben difficile realizzare luci maggiori di 1500 metri con
soluzioni di ponte sospeso a cavi portanti paralleli.
L’elemento
fondamentale della struttura, secondo Nervi, (brevettata con domanda
n. 34462-A/68 del 25/01/1969, quindi precedente al concorso)
consisteva nel fatto che i cavi avevano un andamento “a doppia
curvatura”: alle estremità i cavi si allontanavano molto,
essendo sostenuti da coppie di piloni molto distanziati, mentre in
mezzeria si avvicinavano fino a raggiungere la distanza pari alle
dimensioni dell’impalcato.
Il
collegamento fra i cavi e l’impalcato era ottenuto mediante due
ordini di pendini diversamente inclinati i quali costituivano le
diagonali di una struttura resistente spaziale che aveva come
proiezioni verticali e orizzontali due sistemi reticolari a maglie
triangolari. I quattro giganteschi piloni di sostegno, costituiti da
due parti - un basamento cavo in forma di iperboloide e un’antenna
cilindrica - erano alti 392 metri. La sezione trasversale
dell’impalcato, infine, aveva forma trapezia con la base maggiore
rivolta verso l’alto; l’intero perimetro era costituito da sistemi
reticolari di acciaio a maglia triangolare. Erano proprio le
monumentali torri, alte e massicce, molto distanti fra di loro e
quindi con un impatto notevole sul territorio, a suscitare le
maggiori perplessità.
Le
perplessità di Nervi sulla possibilità di superare i 1500 metri di
luce sono divenute anacronistiche, molte cose sano cambiate nella
tecnica esecutiva e soprattutto nei materiali disponibili e lo
schema tradizionale del ponte sospeso ha riacquistato attualità.
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