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L’Impatto Ambientale

 

 

Pur non esprimendo pregiudiziali sulla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina non si può non constatare la devastazione profonda che tale opera comporterebbe al magnifico paesaggio. Appare appropriato parlare più di trasformazione che di modificazione del paesaggio.

In effetti l'ingombro prospettico del sistema torri-reticolare-impalcato  (si legge in un documento sottoscritto da oltre 60 studiosi e docenti di discipline urbanistiche e del territorio delle Università italiane), costituirebbe una macroparatia di oltre 1.200.000 metri quadri posta ortogonalmente all'asse dello Stretto, con rottura della continuità scenografica e assunzione di una configurazione a baia".

L'effetto dell'attraversamento aereo, caratterizzato all'attacco delle due sponde da un sistema di torri (all'altezza di 376 mt, appoggiate su pilastri il cui diametro alla fondazione è di 55 e 48 metri) e dei collegamenti ai massicci blocchi di ancoraggio (291.000 mc in Sicilia e 230.000 in Calabria) e ancora della struttura sospesa a campata unica (della lunghezza di 3.300) non possono non stravolgere la bellezza di questo paesaggio.

Oltre all'enorme impatto paesaggistico - continua il documento citato - vanno ricordati gli effetti di distruzione degli ecosistemi marini e costieri, anche per le nuove linee ferroviarie (36 km.) e autostradali (25 km.), oltre agli svincoli previsti sulle due sponde: ancora la trasformazione dei litorali, la modifica dei cicli idrogeologici e delle linee di riva; la cancellazione di microflora e microfauna, la rottura dei flussi migratori, ecc.

Da non sottovalutare inoltre l'estrazione di inerti e la posa dei rifiuti: si calcola che per la realizzazione del ponte occorreranno alcuni milioni di metri cubi di inerte e centinaia di migliaia di metri cubi di acciaio. Si è individuata l'area del prelievo nella zona etnea, ma pare che non vi sia alcuna analisi di impatto dei siti.