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 le filande

 

La coltivazione del gelso e l’allevamento del baco, durante il XVIII secolo, era ampiamente diffusa nella provincia reggina ed i bozzoli calabresi, erano molto ricercati sia per il rendimento sia per la qualità del filato. La qualità dei bozzoli variava da provincia a provincia e spesso da paese a paese, per vari motivi, tra cui la qualità dell’acqua e il tipo di lavorazione adottato.

Per questo motivo, la provincia di Reggio, era sede di un complesso sistema di stabilimenti per la trattura della seta, ed era uno dei concorrenti più quotati al titolo di Manchester Italiana. In effetti, l’area dello Stretto di Messina divenne sede di scambi commerciali piuttosto importanti avendo ottenuto la franchigia per lo scambio delle merci. I filandieri di Villa, inoltre, erano conosciuti anche fuori dei ristretti confini territoriali come “inventori” del sistema di filatura cosiddetto alla “Sangiovannese”. Il comprensorio, che comprendeva oltre al centro portuale, anche Cannitello, vedeva concentrate nel 1844 ben 92 filande che divennero poi 120 nel 1863, e che occupavano ognuna oltre 100 operai. La maggior parte delle filande usava il procedimento cosiddetto “a fuoco diretto” fino all’avvento del sistema “a vapore”.

Infatti, negli anni cinquanta l’imprenditore inglese Thomas Hallam costruì a Villa la prima grande filanda meccanica a vapore, con caldaia esterna alla fabbrica, capace di produrre sia il calore necessario per riscaldare l’acqua delle bacinelle, sia l’energia per muovere le trafile di porcellana, producendo da solo “un decimo del filato di tutta la Calabria Ulteriore.”

Le filande più importanti che segnarono la storia di Cannitello fino alla prima metà del novecento, furono quattro e di seguito ne faremo una breve descrizione. Oggi, quasi tutti gli edifici (di proprietà privata) sono in uno stato di totale decadimento, altri sono stati radicalmente trasformati, per quanto la struttura sia ancora ben riconoscibile e sottolineata dalla presenza di una ciminiera in mattoni.

 

 

Filanda Cogliandro

Il complesso industriale, tuttora localizzato nella parte sud del centro abitato di Cannitello, in prossimità della chiesa di Maria SS. di Portosalvo, comprendeva una superficie recintata di circa 3500 mq, dei quali quasi 2000 coperti. La costruzione della filanda può essere datata nel 1894, data esattamente successiva ad un elenco della Camera di Commercio in cui, la filanda Cogliandro, compare censita per la prima volta.

filanda cogliandroIl nucleo originario, parzialmente distrutto dal terremoto del 1908, viene ricostruito nel 1910, con l’aggiunta di nuovi corpi di fabbrica, la documentazione datata 1911 mostra l’entità dei lavori necessari per la ripresa dell’attività produttiva che all’epoca vantava circa settanta bacinelle.

Dal 1913 al 1917 la filanda occupava in media cento persone l’anno in attività che andavano dall’essiccazione del baco, alla trattura e filatura della seta, fino alla tessitura dei drappi da esportare; una delle poche filande in cui era previsto il ciclo completo di lavorazione dei filati. La filanda è rimasta in attività fino agli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale. Nonostante recentemente siano state effettuate alcune demolizioni, all’esterno si può ancora ammirare un interessante esempio di caldaia a vapore, ormai dimessa.

 

 

Filanda Paolo Messina

La filanda, era la più grande di Cannitello e nel 1893 occupava 66 operaie. Situata al centro del paese, occupa oggi oltre 500 mq coperti ed èfilanda paolo messina composta essenzialmente da un corpo di fabbrica ed un grande cortile interno. Fu costruita intorno al 1860 e subì numerose modifiche nel corso degli anni, tanto che relazioni risalenti al 1911 documentano la piena attività ripresa dopo il terremoto del 1908. Era dotata di un grande essiccatoio di tipo “Chiesa” con una capacità di dieci quintali.

Il locale di lavorazione superstite, negli anni ’70 è stato trasformato in un residence, ma nonostante tutto non è stata modificata la partitura architettonica.

 

 

Filanda Lamonica

Adiacente alla filanda Messina, si affaccia su un ampio cortile e vi si accede dall’ingresso di un palazzo della via principale del paese. L’epoca di costruzione risale alla fine del 1800 per la filanda ed al 1930 per il locale caldaia. Si estende su circa 700 mq di cui 300 coperti.

Nel corpo principale si trovano due serie di bacinelle in rame e in ghisa, denominate:

-     la “banca vecchia”: montata alla fine dell’ottocento, disponeva di undici posti di lavoro ed ogni posto era costituito da due bacinelle profonde di forma circolare, riscaldate a vapore, per la raccolta dei capofili dei bozzoli. Vi era inoltre una bacinella larga, anch’essa riscaldata a vapore, detta filatrice.

-       la “banca nuova”: installata nei primi anni trenta, con quindici posti di lavoro. Nel locale caldaie se ne trova una di tipo “Cornovaglia” alimentata a carbone.

Nel 1892 avviene la conversione a vapore con l’introduzione di 24 bacinelle a vapore e l’impiego di una cinquantina operaie filatrici. Il numero delle bacinelle, che prima del terremoto del terremoto del 1908 era raddoppiato, subisce una notevole diminuzione e pur essendo stati recuperati macchinari e bozzoli non è stato possibile riprendere lo stesso livello di produzione.

 

 

Filanda Messina

La filanda dei fratelli Messina si può ritenere che sia quella conservata in maniera migliore. Realizzata nel 1862 ha una estensione di 2600 mq di cui 500 coperti e con un ampio cortile destinato a sosta di mezzi.

filanda fratelli messinaLo stabilimento si sviluppa su tre livelli: il piano terra ed il primo piano in muratura di mattoni pieni, il secondo con travi in legno e rete metallica intonacata sulla parete interna ed esterna. Distrutta interamente dal terremoto del 1908, viene ripristinata grazie all’intervento del Comitato Lombardo di Soccorso che ha mandato operai specializzati, consentendo la ripresa delle lavorazioni. Nel 1911 poteva contare su 36 bacinelle e nel 1926 disponeva di un essiccatoio modello “Bianchi” con una capacità di dodici quintali.