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la chiesa
Già nel ‘600 in Cannitello sorgeva un tempio vetusto “di buona fabbrica”,
appartenente all’Ordine Gerosolimitano di Malta ed in cui ogni anno si
celebrava una festa con processione a mare. Nel 1692 i padri Gesuiti, fondarono a Cannitello, in un terreno
ceduto loro dall’Ordine Gerosolimitano di Malta, una magnifica
villeggiatura a ricreazione dei convittori del Collegio di Reggio.
Costruirono pure, per loro comodità, una Chiesetta dedicata a S. Francesco
Saverio.
Gli abitanti di Cannitello, che per lungo tempo, a causa delle scorrerie
barbariche dovettero recarsi presso la Chiesa di S. Maria Maddalena di
Campo Calabro per ascoltare la Messa, chiesero nel 1751 all’Arcivescovo
Polou di consentire la costruzione di una
Chiesa, indipendente da quella
di Campo, da cui dipendevano anche a causa delle fughe dalle spiagge per
l’arrivo dei saraceni. Nel 1760 venne istituita la chiesa ed elevata a
parrocchia ad opera del vicario Barletta.
Il parroco di Campo Calabro la dichiarò abusiva, in quanto ledeva gli
interessi della sua parrocchia, sita in Campo Calabro, dove i fedeli si
recavano ogni domenica ad ascoltare la S. Messa. Per questo, intentò
giudizio canonico chiedendo l’abrogazione del decreto, a suo dire, emesso
senza averne titolo. Il 30 ottobre dello stesso anno, Monsignor Matteo
Gennaro si recò a Cannitello allo scopo di dirimere ogni controversia,
dove impartì una solenne benedizione e dedicò la chiesa a Maria SS. di
Porto Salvo. Il Morisani il 27 agosto 1761 emanò il decreto di
erezione del Vicario Capitolare don Nicola Barletta, il quale fissò i
confini della parrocchia ed il 30 ottobre 1761 benedisse solennemente la
nuova Chiesa a cui vennero aggregati anche i fedeli di Pezzo e di Piale.
Tommaso Ruffo di Bagnara a cui stava molto a cuore la crescita del luogo e
della chiesa, fece dipingere da un artista napoletano una tela ad olio (m.
1,55 x 1,01) raffigurante Maria Ss. di Porto Salvo, alla cui destra si
trova S. Ignazio di Loyola. Accanto sta un angioletto che regge un libro
aperto dove si legge la scritta “Ad Joseph Tomajoli majorem Gloriam”. Si
ritiene che sulla sinistra sia raffigurato il benefattore Tommaso Ruffo
e, sullo sfondo, lo stesso artista che ha delineato il paesaggio con una
torre costiera, Torre Cavallo. Il terremoto del 1783 distrusse la Chiesa, dove morirono 19 persone, con
un danno materiale di 600 ducati.
Nel 1853, la Chiesa fu ricostruita e grazie alle sue bellezze
architettoniche e decorative, richiamava gente da ogni parte della
Calabria. Era stata costruita a tre navate, una magnifica cupola con due
torri campanarie e possedeva undici altari, ricchi paramenti sacri,
numerosissimi lampadari di cristallo che illuminati nelle serate del
Vespro della Madonna lo trasformavano, come asserisce il compianto parroco
Domenico Bellantoni “in un mare di luce e lo rendevano un’anticamera del
Paradiso”. L’interno del tempio è tutto colonne e stucchi di bellissimo
effetto. Sulla facciata, a caratteri cubitali, fece collocare un’epigrafe
che diceva:
“Iam pridem erectum novissime elegantiori forma redactum Divae Pelagi
Potenti Cannitelli populus dicavit an. MDCCCLXVI”.
Il terremoto del 16 novembre 1894 causò lesioni ad una delle torri della
Chiesa e nel successivo del settembre 1905, la chiesa di Cannitello fu
danneggiata seriamente. Purtroppo col terribile terremoto del 1908,
rimasero demoliti parte del campanile e l’intero colonnato lato mare. La vecchia chiesa di Cannitello, fatta in muratura mista di pietrame e
mattoni, fu distrutta completamente. Il vecchio tempio fu sostituito,
provvisoriamente, da una chiesa baracca (vedi fig.) che operò a lungo
prima che fosse ricostruita in muratura, così come è visibile oggi.
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